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| Nell'ímmagine qui a fianco si vedono, in modo impressionante, le conseguenze di una respirazione non buona sull'ossigenazione del cervello. Bastano pochi minuti di ipocapnia (carenza di CO2 provocata dall'iperventilazione) per far diminuire del 40% la presenza di ossigeno nel cervello. La rieducazione del respiro, approfondita dal medico-scienziato K.P. Buteyko in Russia fin dagli anni 1960, ha appunto lo scopo di evitare che questo avvenga, tramite un riaddestramento del riflesso automatico della respirazione che porta a respirare in modo ottimale e ad evitare (come provato in sperimentazioni cliniche in doppio cieco) l'asma. Consiglio, sull'argomento, di leggere il mio libro "Attacco all''Asma... e non solo", e di andare al sito www.buteyko.it, dell'Associazione Buteyko Italia |
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| Per approfondire l'argomento ved. il mio libro, pubblicato dalla Macrolibri | ||||||||||||
| Novità : il metodo Buteyko sta facendo sensazione negli Stati Uni a seguito dell'articolo apparso il 2 novembre 2009 sul New York Times. Ved.Articolo a questo link RESPIRAZIONE BUTEYKO; TRATTAMENTI OSSIGENANTI L’importanza che ha per l’organismo una buona ossigenazione è nota a tutti. Gli studi del premio nobel O.Warburg hanno tra l’altro dimostrato come le cellule dei tumori possano svilupparsi solo in ambienti scarsamente ossigenati, e come queste cellule anziché dall’ossigeno (metabolismo aerobico), traggano la loro energia tramite un processo di fermentazione privo d’ossigeno (metabolismo anaerobico). In genere, quando si mette in rilievo l’importanza di una buona ossigenazione e quindi di una buona respirazione, si insiste sull’utilità di riempire bene i polmoni di aria/ossigeno, senza considerare invece il successivo importante percorso che deve essere espletato dall’ossigeno per arrivare alle cellule e produrvi energia (respirazione interna). In realtà, nonostante i problemi di inquinamento, e nonostante la riduzione con l’età della capacità polmonare, la quantità d’ossigeno che introduciamo nei polmoni con la respirazione è normalmente più che sufficiente, tanto è vero che ne utilizziamo solo un terzo e ne espelliamo con l’espirazione gli altri due terzi (l’aria atmosferica inspirata contiene ossigeno nella percentuale del 21% e nell’aria espirata vi è ancora un 14% di ossigeno); se ne deve dedurre che, più che aumentare la quantità o la percentuale d’ossigeno dell’aria che si inspira, è importante (salvo casi eccezionali e di emergenza) cercare invece di far aumentare la quantità d’aria che dai polmoni passa al sangue, e poi dal sangue ai tessuti, che sono la destinazione finale dell’ossigeno. È in particolare in questi passaggi che possono verificarsi dei problemi. Da qui l’utilità dei trattamenti diretti ad aumentare la percentuale di ossigenazione nel sangue e, soprattutto, il passaggio dell’ossigeno dal sangue ai tessuti. In particolare per quest’ultimo, cruciale passaggio, si verificano molto spesso dei problemi a causa di una forma, diffusissima, di iperventilazione leggera ma cronica che, come accertato dal medico russo K.P.Buteyko, provoca gravi danni nell’organismo ed è responsabile, in molti casi, dell’asma e di problemi di circolazione e metabolici, allergie ed attacchi di panico. Iperventilare significa in sostanza "respirare più del necessario", e si va ora diffondendo la conoscenza (sebbene la medicina non ne abbia ancora tratto le necessarie conclusioni operative) del danno che non solo il mangiare più del necessario ma anche il respirare più del necessario può produrre. Una respirazione che sarebbe giusta ed adeguata se si stesse correndo o comunque svolgendo attività fisica, è eccessiva e dannosa se invece si è seduti al volante o alla scrivania e si respira affannosamente perchè ci si sta arrabbiando con un automobilista o con un collega. In questo caso l'organismo reagisce, in base ad un istinto primordiale, come se si fosse in presenza di un pericolo che richiederà un'intensa attività fisica e scatena l'impulso a respirare molto appunto in previsione di un'attività fisica che invece in genere non avviene. Il frequente ripetersi di questi episodi porta allo sfasamento del consueto ritmo respiratorio, che diviene costantemente troppo intenso. E' però possibile, con un apposito addestramento respiratorio, normalizzare la respirazione, con indubbio beneficio per la salute. Mi sembra pertanto importante, soprattutto per l’asma, la pressione troppo elevata e gli attacchi di panico, insieme ad altre eventuali terapie, normalizzare innanzitutto la respirazione, con la tecnica di respirazione Buteyko (introdotta in Italia nel 2000 con il libro “Attacco all’asma” di Rosa Maria Chicco ed ora approfondita da un punto di vista medico e pratico nel mio nuovo (marzo 2008) libro "Attacco all'Asma.. e non solo" ) e con il sito www.buteyko.it) Utilizzo inoltre, soprattutto quando i problemi si verificano non solo nell’ultima fase (passaggio dell’ossigeno dal sangue arterioso alle cellule dei tessuti) ma già prima, nel passaggio dagli alveoli polmonari al sangue, ai capillari che circondano gli alveoli, la terapia biofotonica, l’apparecchio per l’ossigenazione catalitica del Dr. Jacquier (descritto nel sito www.buteyko.it)e e soprattutto un altro, nuovo apparecchio di fabbricazione tedesca, (www.airnergy.info ) diretto a migliorare l’utilizzazione dell’ossigeno ed a diminuire i danni prodotti dai radicali liberi. Se si considera che il 90% dell’energia necessaria per il funzionamento dell’organismo è ricavato dal 21% di ossigeno nell’aria che inspiriamo e se si considera che quando l’organismo si ammala diminuisce la capacità di utilizzare l’ossigeno per produrre energia nelle cellule, appare evidente come sia importante cercare di rigenerare questa capacità, che nelle cellule di organi ammalati è compromessa. ALL' INDICE-PAGINA INIZIALE Per approfondire l'argomento: il mio libro: "Attacco all'asma.. e non solo" ed il sito dell'Associazione Buteyko Italia |
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